Lega Nord sez. Rho - Và Pensiero di Verdi, l'inno della Padania
Il "Va' pensiero"...
il nostro inno nazionale
Molti italiani non conoscono le parole del loro inno nazionale, e così fanno
continuamente brutta figura non solo quando vanno all’estero ma soprattutto nei
confronti di sé stessi.
E' invece difficile trovare un Padano che non conosca le parole del suo Inno, il
"Va’ Pensiero" di Giuseppe Verdi.
Per quanti però si fossero avvicinati da poco all’idea culturale e storica della
Padania, ecco le parole del brano: per quanti poi lo volessero ascoltare,
sappiano che l’Inno Nazionale della Padania viene trasmesso ogni giorno su
"Radio Padania Libera" alle ore 10,30 circa e, nei fine settimana, ad ogni ora…
buon ascolto e, mi raccomando,
in piedi con la mano sul cuore!!!
ZULEIKA MORSUT (Miss Camicia Verde 2007) canta il Va' Pensiero
~.~
Va' pensiero
Va', pensiero, sull'ali dorate
va', ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano, tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate...
Oh, mia patria, sì bella e perduta!
Oh, Membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perchè muta del salice pendi?
Le memorie nel petto riaccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Solima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t’ispiri il Signore un concento
che ne infonda al partire virtù!
~.~
Fratelli d'Italia - Canto degli italiani
(23 novembre 1847)
un brutto inno, con molte contraddizioni
Poche nazioni al mondo sono dotate di un inno più brutto e
sanguinario di questo. Leggete e rabbrividite.
Fratelli d'Italia / L'Italia s'è desta / Dell'elmo di Scipio / S'è cinta la
testa (1)
Dov'è la vittoria? / Le porga la chioma (2) / Che schiava di Roma / Iddio la
creò.
Stringiamoci a coorte (3) / Siam pronti alla morte, / Siam pronti alla morte (4)
/ Italia chiamò.
Noi fummo da secoli / Calpesti e derisi, / Perchè non siam popolo, / Perchè siam
divisi(5).
Raccolgaci un' unica / bandiera, Una speme, / Di fonderci insieme / Già l'ora
suonò.
Stringiamoci a coorte...
Uniamoci, uniamoci / L'unione e l'amore / Rivelano ai popoli / Le vie del
Signore. (6)
Giuriamo far libero / Il suolo natio / Uniti per Dio (7) / Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte...
Dall'Alpe a Sicilia / Dovunque è Legnano (8), / Ogn'uomo di Ferruccio (9) / Ha
il cuore e la mano,
I bimbi d'Italia / Si chiaman Balilla (10) / Il suon d'ogni squilla / I vespri
suonò. (11)
Stringiamoci a coorte...
Son giunchi, che piegano, / Le spade vendute (12). / Già l'aquila d'Austria (13)
/ Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia / Bevé col cosacco / Il sangue polacco / Ma il cor lo bruciò.
(14)
Stringiamoci a coorte...
NOTE AL TESTO
(1) Cioè ha riesumato l'antico spirito di conquista e la sete di potere che
giaceva assopita dai tempi dell’Impero Romano. Si tratta di Scipione l’Emiliano,
che Dario Fo in un suo intervento sul Corriere chiamò "criminale razzista";
alcuni comunque lo identificano con l'Africano, il nonno dei due più famosi
"sindacalisti" dell'antichità, Tiberio e Caio Gracco, morti nel tentativo di far
approvare le leggi agrarie.
(2) Qui il poeta si riferisce all'uso antico di tagliare le chiome alle schiave
per distinguerle dalle donne libere che portavano invece i capelli lunghi.
Dunque i popoli che abitano la penisola devono porgere la chioma perché venga
loro tagliata quali schiavi di Roma, sempre vittoriosa per volere di Dio.
(3) La coorte, cohors, era una sanguinaria unità da combattimento dell'esercito
romano, decima parte di una legione; chiaro il riferimento alla corte come
nobiltà, da difendere e per la quale combattere a costo della vita.
(4) Qui l’autore sembra presagire la propria morte, causata dalle ferite
riportate in battaglia, nel 1849.
(5) Lo stesso Mameli, consapevole della mancanza di basi storiche e culturali
comuni, rimarca l’impossibilità di riunire diversi popoli sotto un’unica
bandiera, se non con l’uso della forza (come puntualmente avvenne).
(6) Si può intravedere in questi versi un sentimento democristiano ante litteram,
confermato dalla nota religiosità di Mazzini, spesso deriso per questo da Marx
con il nomignolo di Teopompo.
(7) "Per Dio" va inteso come invito a un'unione sacra, calata dall’alto (come le
investiture divine dei Re carolingi) e alla quale nessuno (tantomeno il popolo
plebeo) ha il diritto di opporsi.
(8) Ossia la battaglia in cui i comuni lombardi, uniti in una lega e guidati da
Alberto da Giussano, batterono il Barbarossa respingendo il primo tentativo di
unificazione degli Stati che componevano la penisola italica.
(9) Francesco Ferrucci che guidò i Fiorentini contro Carlo VIII di Francia e che
a Maramaldo, rinnegato e traditore, gridava: "Vile, tu uccidi un uomo morto!".
Altro esempio di resistenza popolare all’unificazione.
(10) "Balilla" è il soprannome di Gianbattista Perasso, il monarchico genovese
che guidò la rivolta di Genova contro gli austriaci nel 1746, che ogni cittadino
dovrebbe prendere a esempio di amor patrio in contrapposizione ai precedenti
richiami a moti contrari alla creazione di uno Stato comune. Da qui verrà
ripreso il nome delle giovani leve fasciste.
(11) Si tratta dei Vespri siciliani, rivolta (1282) degli isolani contro i
francesi, che poi per stanarli gli facevano vedere dei ceci e chiedevano: cosa
sono questi? E loro, non sapendo pronunciare la "c" dolce, dicevano "sesi" e
venivano trucidati! La tromba di battaglia suona da monito a chiunque voglia
resistere all’unificazione.
(12) Le truppe mercenarie di occupazione, viste come il male minore pur di
piegare ogni resistenza.
(13) L'aquila bicipite, simbolo degli Asburgo, che persero il controllo dei
territori a nord del Po a causa delle ricche donazioni che fecero rapidamente
cambiare bandiera alla grande maggioranza delle truppe.
(14) Nonostante i danni, le razzie e i soprusi compiuti dai mercenari stranieri
chiamati a combattere contro il popolo ribelle, l’importante è aver cancellato
(“bruciato”) ogni radice, ed aver creato col sangue l’Italia. Col tempo, e con
altri soprusi, si sarebbero creati (questa era la speranza) anche gli Italiani.
Umberto Bossi elenca, uno per uno, i gravissimi crimini che lo stato italiano ha
commesso nei confronti dei popoli del Nord, motivi che hanno costretto la
Padania a prendere la storica decisione di separarsi dall'Italia.
parte prima - la seconda parte è in fondo alla pagina