MILANO — Fiamme, fumo, esplosioni,
violenza a Porta Venezia. Il centro di Milano ieri è stato teatro di
incidenti che sembravano appartenere ad anni ormai lontani: 200-300
giovani dell'ala più dura dei centri sociali, forse black-block e
certamente dell'area ultra-antagonista, hanno messo a ferro e fuoco (non
è una metafora) il centralissimo corso Buenos Aires per contestare, con
un «corteo-presidio» non autorizzato in mattinata, la manifestazione
programmata nel pomeriggio dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore di
Luca Romagnoli (finita con un collettivo saluto romano ma senza
ulteriori tensioni). E in serata un’auto della polizia ferroviaria è
stata data alle fiamme alla stazione della Bovisa. È stato un vero
mezzogiorno di fuoco a Porta Venezia. Quasi due ore di guerriglia urbana
hanno devastato la lunga strada commerciale, una vetrina dietro l'altra,
la più affollata di Milano giorno e notte, soprattutto il sabato. A
farne le spese sono stati auto, moto, edicole, fioriere, negozi e
perfino palazzi. Solo l'intervento di polizia e carabinieri, peraltro
reso difficile dalle tecniche di vera guerriglia usate dai manifestanti,
ha consentito che il corteo non sfociasse in tragedia. Ma quando una
bomba carta, caricata a chiodi e bulloni, è stata vista esplodere
all'angolo con viale Regina Giovanna e viale Tunisia, per un soffio sono
non ci sono state conseguenze serie alle persone vicine. I feriti
sono in tutto nove, fra poliziotti e carabinieri: contusioni, choc
acustici, ma nessuna grave conseguenza. Sono 45 i fermati. Poteva andare
peggio, anche perchè alcune ferite sono state provocate da bengala di
segnalazione sparati dai dimostranti dalla distanza di un centinaio di
metri. «Corso Buenos Aires sembrava Beirut», come ha testimoniato un
commerciante. Tutto è cominciato poco prima delle 12, quando gli
autonomi si sono raccolti all'altezza di piazza Lima, a metà di corso
Buenos Aires. Secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine,
sarebbero usciti da tre centri sociali — l'Orso, il Vittoria e il
Transiti — ma a quanto pare (ed è una testimonianza raccolta anche
fra alcuni dei dimostranti) non tutti erano ben consci della programmata
guerriglia. Infatti, già subito prima prima e anche subito dopo il
verificarsi degli incidenti, una parte dei dimostranti (soprattutto
quelli del Vittoria) ha lasciato la piazza quando ha visto che la
situazione degenerava. Gli altri, i duri, hanno dato il via alla
violenza. Caschi o passamontagna scuri sulla testa, bastoni o spranghe
in mano, hanno spaccato da subito vetrine, fioriere in cemento (per
farne pietre da lanciare), bidoni della spazzatura. Hanno aggredito la
pattuglia di una «gazzella» dei carabinieri, danneggiando la macchina,
quindi hanno usato una strategia precisa: giunti a 30 metri da Porta
Venezia hanno appiccato il fuoco a una catasta di materiale vario
probabilmente cosparso di gasolio: ne sono scaturite altissime volute di
fumo che hanno loro consentito di lanciare, non visti, bottiglie molotov
e dare alle fiamme diverse auto (quattro sono state carbonizzate,
altre sono state danneggiate), una moto, un'edicola. Una prima volta
l'incendio ha rischiato di estendersi dall'edicola a un vecchio e
caratteristico palazzo che ospita la farmacia all'inizio del corso
(l'edificio è stato evacuato), mentre un punto elettorale di An,
allestito dall'assessore Bruno Bozzetti in un negozio al numero civico
8, è stato incendiato. E qui si è temuto il peggio, il rogo si è esteso
ai piani superiori e al vicino negozio Singer, ma il pronto
intervento dei pompieri lo ha contenuto. Anche qui lo stabile è stato
sgomberato e la facciata si è ampiamente annerita. Rallentati dalle
operazioni di soccorso e dalle auto incendiate che potevano esplodere,
gli uomini delle forze dell'ordine, con le maschere antigas, hanno
sgomberato l'intera area a protezione dei passanti: si sono visti
bambini piangere, persone sotto choc, gente in fuga un pò dappertutto.
Dopo aver sparato una salva di lacrimogeni, polizia e carabinieri hanno
caricato i manifestanti, e fermato diversi giovani. E qui è successo un
episodio nato dalla rabbia popolare: 5-6 antagonisti, bloccati alla
spicciolata, sono stati sottratti a un linciaggio da parte di persone
che assistevano agli scontri. Al grido di «ammazzateli, lasciateli a
noi, per comprare case e auto dobbiamo fare sacrifici di anni», una
trentina di cittadini hanno preso letteralmente a calci e pugni gli
autonomi, salvati con difficoltà dalle forze dell'ordine e subito
allontanati sui furgoni. In corso Buenos Aires, uno scenario da «day
after». Colpiti soprattutto i commercianti, che hanno già programmato
per giovedì sera una fiaccolata contro la violenza.


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Un attivista dei centri sociali arrestato dalle forze dell'ordine mentre
stava cercando di assaltare un ristorante pieno di donne e bambini.
Satana si è impossessato della sua mente, guardatelo!


Chissà se tra le persone che stavano mangiando tranquillamente nel
ristorante e che si sono viste aggredire da questa banda di sciamannati,
ce n'è qualcuna che vota per Romano Prodi, alleato dei partiti che
appoggiano i Centri Sociali ?

Dicono di protestare contro una manifestazione della Fiamma Tricolore,
ma si comportano molto peggio di loro. Ha ragione Berlusconi quando dice
che la loro ideologia porta al rovesciamento della verità.




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