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Sabato 11 marzo 2006: I centri sociali incendiano Milano

Guerriglia in piazza: mezzogiorno di fuoco a Porta Venezia. Devastato corso Buenos Aires Auto bruciate, negozi distrutti. Esplode una bomba carta. Bilancio di 9 feriti e 45 fermati

MILANO — Fiamme, fumo, esplosioni, violenza a Porta Venezia. Il centro di Milano ieri è stato teatro di incidenti che sembravano appartenere ad anni ormai lontani: 200-300 giovani dell'ala più dura dei centri sociali, forse black-block e certamente dell'area ultra-antagonista, hanno messo a ferro e fuoco (non è una metafora) il centralissimo corso Buenos Aires per contestare, con un «corteo-presidio» non autorizzato in mattinata, la manifestazione programmata nel pomeriggio dal Movimento Sociale-Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli (finita con un collettivo saluto romano ma senza ulteriori tensioni). E in serata un’auto della polizia ferroviaria è stata data alle fiamme alla stazione della Bovisa. È stato un vero mezzogiorno di fuoco a Porta Venezia. Quasi due ore di guerriglia urbana hanno devastato la lunga strada commerciale, una vetrina dietro l'altra, la più affollata di Milano giorno e notte, soprattutto il sabato. A farne le spese sono stati auto, moto, edicole, fioriere, negozi e perfino palazzi. Solo l'intervento di polizia e carabinieri, peraltro reso difficile dalle tecniche di vera guerriglia usate dai manifestanti, ha consentito che il corteo non sfociasse in tragedia. Ma quando una bomba carta, caricata a chiodi e bulloni, è stata vista esplodere all'angolo con viale Regina Giovanna e viale Tunisia, per un soffio sono non ci sono state conseguenze serie alle persone vicine. I feriti sono in tutto nove, fra poliziotti e carabinieri: contusioni, choc acustici, ma nessuna grave conseguenza. Sono 45 i fermati. Poteva andare peggio, anche perchè alcune ferite sono state provocate da bengala di segnalazione sparati dai dimostranti dalla distanza di un centinaio di metri. «Corso Buenos Aires sembrava Beirut», come ha testimoniato un commerciante. Tutto è cominciato poco prima delle 12, quando gli autonomi si sono raccolti all'altezza di piazza Lima, a metà di corso Buenos Aires. Secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, sarebbero usciti da tre centri sociali — l'Orso, il Vittoria e il Transiti — ma a quanto pare (ed è una testimonianza raccolta anche fra alcuni dei dimostranti) non tutti erano ben consci della programmata guerriglia. Infatti, già subito prima prima e anche subito dopo il verificarsi degli incidenti, una parte dei dimostranti (soprattutto quelli del Vittoria) ha lasciato la piazza quando ha visto che la situazione degenerava. Gli altri, i duri, hanno dato il via alla violenza. Caschi o passamontagna scuri sulla testa, bastoni o spranghe in mano, hanno spaccato da subito vetrine, fioriere in cemento (per farne pietre da lanciare), bidoni della spazzatura. Hanno aggredito la pattuglia di una «gazzella» dei carabinieri, danneggiando la macchina, quindi hanno usato una strategia precisa: giunti a 30 metri da Porta Venezia hanno appiccato il fuoco a una catasta di materiale vario probabilmente cosparso di gasolio: ne sono scaturite altissime volute di fumo che hanno loro consentito di lanciare, non visti, bottiglie molotov e dare alle fiamme diverse auto (quattro sono state carbonizzate, altre sono state danneggiate), una moto, un'edicola. Una prima volta l'incendio ha rischiato di estendersi dall'edicola a un vecchio e caratteristico palazzo che ospita la farmacia all'inizio del corso (l'edificio è stato evacuato), mentre un punto elettorale di An, allestito dall'assessore Bruno Bozzetti in un negozio al numero civico 8, è stato incendiato. E qui si è temuto il peggio, il rogo si è esteso ai piani superiori e al vicino negozio Singer, ma il pronto intervento dei pompieri lo ha contenuto. Anche qui lo stabile è stato sgomberato e la facciata si è ampiamente annerita. Rallentati dalle operazioni di soccorso e dalle auto incendiate che potevano esplodere, gli uomini delle forze dell'ordine, con le maschere antigas, hanno sgomberato l'intera area a protezione dei passanti: si sono visti bambini piangere, persone sotto choc, gente in fuga un pò dappertutto. Dopo aver sparato una salva di lacrimogeni, polizia e carabinieri hanno caricato i manifestanti, e fermato diversi giovani. E qui è successo un episodio nato dalla rabbia popolare: 5-6 antagonisti, bloccati alla spicciolata, sono stati sottratti a un linciaggio da parte di persone che assistevano agli scontri. Al grido di «ammazzateli, lasciateli a noi, per comprare case e auto dobbiamo fare sacrifici di anni», una trentina di cittadini hanno preso letteralmente a calci e pugni gli autonomi, salvati con difficoltà dalle forze dell'ordine e subito allontanati sui furgoni. In corso Buenos Aires, uno scenario da «day after». Colpiti soprattutto i commercianti, che hanno già programmato per giovedì sera una fiaccolata contro la violenza.



Un attivista dei centri sociali arrestato dalle forze dell'ordine mentre stava cercando di assaltare un ristorante pieno di donne e bambini. Satana si è impossessato della sua mente, guardatelo!


Chissà se tra le persone che stavano mangiando tranquillamente nel ristorante e che si sono viste aggredire da questa banda di sciamannati, ce n'è qualcuna che vota per Romano Prodi, alleato dei partiti che appoggiano i Centri Sociali ?

Dicono di protestare contro una manifestazione della Fiamma Tricolore, ma si comportano molto peggio di loro. Ha ragione Berlusconi quando dice che la loro ideologia porta al rovesciamento della verità.  



~ ~ ~ EPILOGO ~ ~ ~

Scontri Milano: confermate condanne
Dalla I Sezione penale della Cassazione
ROMA, 27 NOV - Confermate le condanne a quattro anni di reclusione per i 16 giovani imputati per gli scontri avvenuti nel marzo 2006 a Milano.I fatti avvennero nell'ambito di una manifestazione antifascista non autorizzata per protestare contro un raduno della formazione Fiamma Tricolore.La I Sezione penale della Cassazione ha infatti respinto i ricorsi degli imputati,nonostante il pg Montagna avesse chiesto l'annullamento con rinvio della sentenza emessa nel 2007 dalla Corte d'appello di Milano.

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