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La Padania è sotto attacco

La Padania è sotto attacco

Chi sono i nostri nemici? Chi è che sta minando il nostro modo di vivere, la nostra cultura, le nostre tradizioni, il nostro benessere? In questa pagina cerchiamo di chiarirci le idee su quello che va combattuto, prima che sia troppo tardi.

La pagina è in continua evoluzione e pubblicheremo i contributi di coloro i quali volessero, civilmente, esporre le proprie opinioni.

Partiamo da una notizia di cronaca, le recenti rivolte dei sobborghi di Parigi.


Il nostro territorio sta subendo un'invasione da parte di gente che prima o poi si rivolterà contro di noi. Quando saranno in maggioranza cosa faremo?

Provvedimenti urgenti:
- Espulsione immediata di tutti gli extracomunitari irregolari, con accompagnamento alla frontiera.
- Costruzione immediata di decine di nuove carceri.
- Controllo serrato alle frontiere, impedimento fisico all'ingresso sul territorio nazionale degli irregolari, anche con l'uso della forza se necessario.
- Ogni nuovo cittadino dovrà superare un test scritto, in italiano, riguardante gli articoli della nostra costituzione. Se non supera il test verrà rimandato al proprio paese d'origine. Tale test dovrà essere superato anche da chi ha la cittadinanza da meno di 5 anni.

Ultimora:



Data: 06/11/2005
Fonte: La Padania

Autore: GIANLUIGI PARAGONE


PARIGI BRUCIA

 In Italia l’autogol di Prodi: «Le nostre periferie sono peggio». Ma sono proprio le città governate dalla sinistra che rischiano di scoppiare

 

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Brucia Parigi. E il fumo delle contraddizioni dell’intera vicenda sale su tutta la Francia e non solo.
Apre gli occhi la Grandeur. Apre gli occhi l’Europa che a lungo ha cullato il sogno dell’integrazione multirazziale e multiculturale. Persino Prodi ha aperto gli occhi, prevedendo ciò che la Lega e questo giornale stanno dicendo da tempo: anche le nostre periferie sono polveriere.
Lo dice, ma segna un autogol. Per due motivi. Il primo è che la periferia di Napoli e Palermo più che polveriere sono riserve della camorra e della mafia, le quali controllano le presenze degli stranieri con grande precisione criminale. Il secondo motivo, politicamente più grave per Romano Prodi, è che nelle grandi città dove governa la sinistra, la politica finora prevalente è quella del buonismo, della lacrima facile.
La lezione di Bologna ne è la riprova. Il sindaco Cofferati ha adottato il pugno duro contro gli abusi di zingari e immigrati che non solo abitano in posti in violazione di legge ma che incrementano la microcriminalità. L’ha detto lui. (E finalmente anche qualcuno a sinistra ammette che gli extracomunitari clandestini contribuiscono sensibilmente all’aumento della criminalità).
Però a Bologna s’è visto come sta andando a finire: non tutti, da quell’orecchio, ci vogliono sentire.
A Milano, l’Unione ha scelto il suo candidato sindaco (le primarie saranno un’altra fiction propagandistica: avremo modo di riparlarne) nel prefetto di Milano, il quale dovrà barcamenarsi tra Rifondazione, Verdi e centri sociali. Cioé i suoi futuri sostenitori. Altro che legalità e ordine pubblico: Ferrante ha già dimostrato la sua mollezza nel non risolvere i problemi che, in proiezione, potrebbero trasformare le nostre grandi città in... Parigi.
Milano, Torino, Bologna, Genova, Cremona, Brescia, Venezia-Mestre (e potremmo continuare così a lungo) nascondono le loro piccole banlieue. Le loro piccole casbah.
Con la vicenda della scuola di via Quaranta e con la moschea di viale Jenner, abbiamo già testato le potenzialità delle popolazioni islamiche, la loro voglia di espansione territoriale, commerciale, religiosa e culturale. Nei giorni di tensione, quando le mamme musulmane facevano fare le lezioni ai loro bambini in strada, a via Quaranta ci scappò un morto: si trattò di un bambino che sfuggì dal controllo delle signore e finì sotto una macchina. Quel bambino - io scrissi - fu vittima dell’egoismo di quella esasperata protesta, del loro braccio di ferro con il Comune e il prefetto, il quale prendeva tempo in nome del dialogo. Un dialogo che non ha risolto un bel niente perché, infatti, nessuno ne parla ma i genitori “di via Quaranta” non hanno poi iscritto i rispettivi figli nella scuola pubblica, ancora una volta infrangendo le leggi dello Stato.
Quel bambino morto, in un contesto di maggiore tensione, avrebbe scatenato la guerriglia delle banlieue, che ricordo è cominciata perché dieci giorni fa, a seguito di un controllo della polizia, due minorenni sono scappati, sono finiti in una centrale elettrica e vi sono rimasti fulminati. Da lì, la rivolta. Un escalation di violenza contro lo Stato e le sue istituzioni. Contro le caserme dei vigili del fuoco, contro edifici, autobus, macchine e persone: cittadine messe a ferro e fuoco. Ma soprattutto contro la polizia di Sarkozy, duro ministro dell’Interno.
Parigi, ovviamente, non è Milano né Torino né Bologna. Non ancora... Destra e sinistra devono però dire cosa intendono fare per evitare che si arrivi alla situazione francese. Devono dire se considerano il percorso di integrazione adottato Oltralpe, un modello o un’esperienza fallimentare. Si badi bene che i fatti di cronaca, che la stampa italiana ha registrato con il solito ritardo di chi non vuole capire, sono solo l’aspetto eclatante, più drammatico ma non sono una tragedia isolata. A Marsiglia, scontri tra immigrati maghrebini o figli di immigrati e polizia sono all’ordine del giorno. Idem, a Lione e in altre città francesi, Paese dove - anche questo vale la pena ricordare - non per caso c’è il più forte partito di destra xenofoba, qual è quello guidato da Le Pen, il quale raggiunge facilmente le due cifre nei risultati elettorali.
L’Italia cosa vuole fare? Lo dicano Romano Prodi e la sinistra, i quali sono responsabili di politiche migratorie che se li mettono al riparo del buonismo dilagante, li inchiodano invece alle responsabilità della storia.
Ma lo dica anche Berlusconi che sull’islam sta prendendo una svolta moderata insensata. Nei giorni scorsi ha parlato all’islam moderato di casa nostra, sulla spinta delle micidiali accuse di Ahmadinejad contro l’America e Israele. Nel suo allargare il tavolo, ha invitato anche Rula Jebreal e Afef, le quali avranno pure allietato la tavola ma che non hanno alcun peso politico in seno alla comunità islamica italiana. E, quindi, non servono a niente. Allora, Berlusconi, a che gioco stiamo giocando?
La posta in palio è elevata: di mezzo c’è il futuro delle nostre comunità. Londonistan è fallita sotto le bombe nel Tube a opera di figli di immigrati che gli inglesi credevano ormai loro figli. L’anarchia olandese ha prodotto odio e morte: Pim Fortuyn e Theo van Gogh.
Parigi brucia. La Germania è spaccata al suo interno nei rapporti con la comunità turca. Noi, che strada intendiamo imboccare? La nostra politica è chiamata a studiare un nuovo modello possibile. Per la Lega ce n’è uno valido: limitare i flussi migratori e difendere i nostri confini. Invece di liquidarlo come anacronistico, qualcuno cominci a riflettere che è la stessa idea della maggioranza della gente.
Lo faccia prima di trovare piazza Castello, a Torino, o Sesto San Giovanni in fiamme. Avanti di questo passo, la strada è quella parigina. Lo si sappia...



Data: 03/11/2005
Fonte: La Padania

Autore: GIANLUIGI PARAGONE



Oggi a Parigi Domani a Torino?

 

 

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Le gravi tensioni internazionali provocate dalle dichiarazioni di Ahmadinejad, presidente dell’Iran, di cui abbiamo parlato ieri e si continua a parlare anche oggi, hanno messo in assoluto secondo piano la guerriglia che nella periferia di Parigi si sta combattendo da una settimana. Da una parte le forze dell’ordine, dall’altra i figli di immigrati per lo più maghrebini. Figli della terza generazione, figli di Francia: o almeno così credevano i francesi. A torto.
Anche nella Grandeur, il sogno di una politica multirazziale, multiculturale si sta sbriciolando. A Londra sono stati i figli della tollerante Londonistan a provocare l’attentato nella metropolitana e ne stavano preparando un altro.
Ragazzi “occidentalizzati” in tutto: nella formazione scolastica, nel vestire, nel tifare, nell’ascoltare musica e nel vedere la tv. Eppure, quando il “richiamo della foresta” islamica e la predicazione nelle moschee terribili di Leeds si è alzato, il dna è prevalso. La loro cultura autentica è emersa. Anche quei ragazzi, all’apparenza aperti, si sono specchiati nell’Islam.
Lo stesso sta accadendo a Parigi, nelle periferie già loro, nelle vie dei mercati delle pulci. Laddove Parigi non è più Parigi e diventa maghreb. Qui, sei giorni fa, morirono due minorenni, carbonizzati in una centrale elettrica perché erano convinti di essere inseguiti dalla polizia. Da allora, le bande di questi figli di immigrati, le bande delle banlieue stanno dando autentica battaglia contro la gendarmeria. A nulla sono valsi gli inviti alla calma del presidente Chirac e del ministro Sarkozy.
Auto bruciate, sassaiole, risse continue, sfondamenti, atti vandalici: la periferia di Parigi ogni notte è devastata da questi guerriglieri che non riconoscono il potere dello Stato francese nel “loro” territorio. Non ammettono che la polizia possa entrare ed esercitare il proprio potere nelle banlieue.
Ora rischia di diventare anche qui uno scontro ideologico, spinto al parossismo di un orgoglio islamico da sbattere in faccia all’orgoglio della Grandeur. Una caserma data alle fiamme, gli sfondamenti con la polizia e gli incendi alle macchine: l’intenzione è quella di offendere la Francia e i francesi.
È quello che potrebbe accadere anche da noi, dove non ci si vuole rendere conto che un embrione di conflitto culturale è già in corso. L’imam di Bologna che alla trasmissione di Mentana, Matrix, lancia strali pericolosi. Le mamme della scuola di via Quaranta che in spregio a ogni regola sfidano la legge e portano sul marciapiede i loro figli per continuare le lezioni di arabo e di cultura islamica. Le moschee che crescono come funghi. I centri islamici al centro di indagini dove emergono intrecci e collusioni pericolose.
Ieri, Londra, oggi Parigi. Domani Torino, Milano, Treviso...?


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